India Karni auto con autista, Agenzia di viaggio
Itinerario in India visitando Rajasthan e Agra

Il nostro viaggio con agenzia di viaggi indiana

Itinerario in India visitando Rajasthan e Agra

il nostro viaggio con agenzia di viaggi indiana

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NAME: CLAUDIO ZUCCATTI DA TRENTO
Mail: claudio.zuccatti@gmail.com
Persone :7
Auto - Tempo Traveler (RJ- 14 TA -3117)
Nome autista - DHARA

itinerari di viaggio Itinerario

ARRIVO - 01 FEBBRAIO 2012 [MERCOLEDÌ] ALLE 14:45 ORE DA EK 516
PARTENZA AL 13 FEBBRAIO 2012 [LUNEDI] ALLE 10:50 ORE DA EK 511

01 Febbraio [Mercoledì] - Arrivo e notte a Delhi - Hotel The Garnd

02 Febbraio [Giovedi] - Jaipur - Hotel Shah Pura House
03 Febbraio [Venerdì] - Amber / Jaipur - Hotel Shah Pura House

4 Febbraio [Sabato] - Deshnoke / Bikaner - Hotel Laxmi Niwas Palace

5 Febbraio [Domenica] - Kheechan / Ramdeora / Jaisalmer - Hotel Gorbandh Palace
6 Febbraio [Lunedi] - Khuri / Jaisalmer -Hotel Gorbandh Palace

7 Febbraio [Martedì] - Osiyan / Jodhpur - Hotel Ajit Bhawan

8 Febbraio [Mercoledì] - Ranakpur / Kumbhalgarh / Udaipur - Hotel Lalit Laxmi Niwas Palace
9 Febbraio [Giovedi] - Udaipur - Hotel Lalit Laxmi Niwas Palace

10 Febbraio [Venerdì] - Chittaugarh / Pushkar - Hotel Palace Jagat
11 Febbraio [Sabato] - Fatehpur Sikri / Agra - Hotel Clarks Shiraz

12 Febbraio [Domenica] - Delhi - Hotel the park
13 Febbraio [lunedì] In mattinata partenza alle 07:50

Foto dal nostro viaggio

Diario di viaggio

Devo premettere che quando ci fu proposto il viaggio, una sera di dicembre 2011 in casa di amici, Elvia ed io ne fummo subito entusiasti.

L'unico scoglio risiedeva nel fatto che Elvia, insegnante di scuola media, doveva chiedere l'autorizzazione al proprio dirigente scolastico per assentarsi 15 giorni. Niente di impossibile: altre volte era capitato di dover ricorrere alla mutua collaborazione di colleghi per farsi sostituire e la reciprocità di tale situazione favoriva la richiesta di aiuto.
Invece, l'insidia era in agguato dietro l'angolo.
La partenza, fissata per il 30.01.2012, coincideva con il periodo stabilito dal calendario scolastico per gli scrutini relativi al primo quadrimestre e non vi era verso di superare questo scoglio per Elvia, cosicché, nostro malgrado, abbiamo dovuto rinunciare. A dire il vero, lei insistette perché al viaggio non rinunciassi io, visto che da buon fresco pensionato non avevo alcun impegno che me lo impedisse, ma scartai subito l'idea per una questione di forma.
Tuttavia, con il passare dei giorni (nel frattempo eravamo partiti per la Sardegna assieme ad Aldo e Gabriella), non riuscivo a togliermi dalla testa l'affascinante possibilità di vedere l'India, passando prima per Dubai. Fino a che, a forza di rimurginarvi, rivelai ad Elvia ed agli amici, durante il viaggio di ritorno dalla Sardegna, il desiderio di esserci anch'io. Ovviamente, dovevano essere d'accordo anche gli altri partecipanti al viaggio e così fu.

In un paio di giorni, sbrigai tutte le formalità relative al viaggio, prenotazione del volo e dell'albergo a Dubai, vaccinazioni (non obbligatorie, ma consigliatemi dagli addetti dell'ufficio igiene) comprese.

Donne indiane 

L'entusiasmo era alle stelle e non vedevo l'ora di partire verso questa terra del subcontinente indiano che percepivo misteriosa e, al tempo stesso, affascinante nelle sue contraddizioni! La sosta di Dubai, che la nostra brava organizzatrice Antonietta aveva previsto nel pensare al viaggio in India, stuzzicava la mia curiosità per quanto avevo letto e sentito su di essa, dalla torre più alta del mondo (810 metri) alle piste da sci artificiali, all'acquario ecc. ecc.

Partimmo in macchina per l'aeroporto "Malpensa" di Milano alle ore 8.15 del 30.01.2012.
Alle ore 14.25, minuto su minuto giù, il nostro aereo "Boing 777" della Emirates Lines è decollato senza intoppi ed è atterrato all'aeroporto di Dubai con largo anticipo sulla tabella oraria.

Dopo aver depositato i bagagli presso il nostro confortevole albergo, abbiamo contattato telefonicamente Tiziana, la Presidente dell'organizzazione trentina "no profit" "Una scuola per la vita", organizzazione che si occupa di vari interventi mirati a favore delle popolazioni somale duramente colpite dalle continue guerre interne e dalle carestie, la quale si trovava a Dubai da alcuni giorni assieme al marito e, quando ci ha raggiunti, ci siamo recati tutti a cena in un ottimo ristorante dietro invito dell'amico somalo che fa da tramite all'organizzazione stessa. Il buonumore ci ha pervaso tutti per l'ottima cena, ravvivata da fuochi artificiali che abbiamo considerato di benvenuto e di buon auspicio per il prosieguo del nostro viaggio.

Colori india 

La decisione presa all'unanimità di visitare il giorno dopo la città attraverso un percorso itinerante con l'utilizzo di un bus "a cielo aperto" dotato di cuffie guida con la versione anche in italiano, è stata molto azzeccata, avendo potuto ammirare la città vecchia e la città nuova, con le caratteristiche dell'una e dell'altra. Che dire? E' una città in continua espansione, che presenta una variegata e suggestiva struttura abitativa con forme architettoniche molteplici e moderne ed è un cantiere aperto con enormi spazi: l'impressione che produce è che sia una città affamata di abitanti stabili (puoi acquistare un appartamento a prezzi stracciati!) e di turisti (stanno costruendo una cinquantina di grandi strutture alberghiere da affiancare a quelle già esistenti che, per quello che abbiamo potuto vedere, sono residenze favolose e mirabolanti). La visita alla torre più alta del mondo (siamo saliti "solo" per 480 degli 810 metri), è stata suggestiva ed emozionante, ma ciò che ha suscitato in noi vero entusiasmo è stato l'acquario, imponente e maestoso con diverse specie di pesci, dai più grandi (gli squali) ai più piccoli variopinti e colorati. La cosa più incredibile presente presso questo enorme "BAZAR", è rappresentata dalle piste da sci, costruite all'interno di una struttura enorme, con neve artificiale, la più grande delle quali raggiunge una quota di 200 metri d'altezza con una lunghezza di ben quattrocento metri! Puoi sbizzarrirti, noleggiando tuta, scarponi e sci, in slalom e discese libere! I giochi d'acqua eseguiti nel laghetto di fronte alla torre, a cui abbiamo assistito da un bar situato al terzo piano della struttura, sono stati l'ideale conclusione della nostra visita all'attrazione più significativa di Dubai.

Alla sera, siamo ritornati presso il nostro albergo soddisfatti di quello che abbiamo potuto ammirare, anche se i commenti scaturiti dalle diverse opinioni non erano tutti di senso positivo. L'opinione che accomuna, è che trattasi di una città cosmopolita, comunque la si giudichi, di transito.

Il 01.02.2012, di prima mattina, ci siamo recati all'aeroporto di Dubai e lì abbiamo incontrato Cristina e Paolo, gli amici con i quali abbiamo intrapreso il viaggio per l'India, con prima tappa la città stato di Nuova Dehli.

Prima di inoltrarmi nella descrizione del nostro viaggio lungo gli itinerari situati all'interno della regione del Rajasthan che il nostro Tour Operator India Karni ha mirabilmente scelto per noi, devo necessariamente rimarcare alcune considerazioni che, a viaggio terminato, mi consentono di affermare, senza tema di essere smentito, quali siano gli aspetti che garantiscono la riuscita di un viaggio come quello che mi accingo a narrare.

Parte del gruppo 

In ordine cronologico di importanza:

1) le persone con le quali si intraprende il viaggio
2) il Tour Operator
3) l'autista
4) gli alberghi
5) le guide locali

Questi sono gli aspetti da tenere presenti in generale. Nel nostro caso, mi compiaccio di affermare che tutti e cinque gli aspetti citati sono da collocarsi, ex equo, al primo posto.
Amici migliori di quelli con i quali ho vissuto i quindici giorni in descrizione non potevano capitarmi. Mai una decisione controversa, mai ritardi sulle nostre tabelle di marcia, mai una discussione che non fosse pacata e ragionevole. Tanta solidarietà e tanto spirito di gruppo! I complimenti più sinceri e un grazie di cuore non possono mancare ad Antonietta e Luigi, Gabriella e Aldo, Cristina e Paolo: siete stati davvero dei compagni di viaggio stupendi!
L'India Karni, il nostro Tour Operator, è stato all'altezza dei positivi giudizi espressi da altri che, in precedenza, si erano avvalsi dell'agenzia. Nessuna criticità negativa può esserle mossa, atteso che ci ha messo a disposizione un pulmino ideale per il nostro viaggio, un autista capace e degli alberghi che definirli ottimi è fare torto alla verità, dato che il termine appropriato è fantastici.
Ma ciò che ha reso i nostri viaggi sicuri e confortevoli, su strade che, a parte qualche tratto autostradale, sono al limite della praticabilità, non soltanto per il terreno dissestato, ma e soprattutto per la continua presenza di animali (vacche, cani, pecore, capre, cammelli, bufali) in libertà e di persone che attraversano all'improvviso, spesso senza segnalare l'intenzione, oltrechè per l'assoluta anarchia del sistema viabilistico indiano, dove i mezzi dovrebbero viaggiare a sinistra, mentre, in realtà, viaggiano (anche in senso contrario sulle autostrade o su strade a doppio senso di marcia) e sorpassano secondo un proprio codice personale, assecondando la propria convenienza anziché le norme del codice della strada, ecco, dicevo che ciò che ha comunque reso i nostri viaggi sicuri e confortevoli è stato Dhara, il nostro validissimo autista, al quale va la nostra riconoscenza per averci portato sani e salvi a Dehli, dopo un viaggio complessivo di ca. 3000 km.

All'aeroporto di Dehli, siamo giunti il pomeriggio del 01.02.2012. Lì, abbiamo trovato ad aspettarci il nostro autista Dhara e già dal primo impatto ho provato per lui un'immediata simpatia. Il tempo necessario al disbrigo delle formalità aeroportuali e poi via diretti al nostro albergo per prendere possesso della camera e depositarvi i bagagli.

Appena fuori dall'aeroporto, la sensazione che ho istintivamente provato è quella di trovarmi catapultato in un altro mondo. All'arrivo del mezzo pubblico (è inibito ai mezzi privati entrare in aeroporto: Dhara lo aveva parcheggiato alcuni chilometri fuori dall'area aeroportuale), ne ho avuto subito conferma: l'autobus era malmesso, di quelli che noi usevamo 50 anni fa, con le bagagliere situate all'interno del mezzo stesso e con i sedili malmessi e sporchi.

Accompagnati da una guida locale che parlava poco e male l'italiano, l'unica nota critica della nostra permanenza in India, ma che comunque si è fatto capire per quel poco che è stato in grado di spiegarci, siamo andati a visitare il grande complesso "QUTB" con i resti della Moschea e il minareto più alto del mondo, una imponente struttura alta ben 73 metri. Peccato che era già buio e non abbiamo potuto godere appieno della bellezza del luogo.

Il giorno 02.02.2012, lasciato l'albergo di mattina presto con bagagli a seguito, ci siamo diretti, dopo aver raccolto la nostra guida lungo il percorso, alla Porta dell'India, un imponente struttura in arenaria costruita per onorare la memoria di 90.000 caduti indiani nella prima guerra mondiale e nella guerra afgana. Una fiamma perpetua è stata aggiunta in onore del Milite Ignoto. Poi abbiamo visitato la tomba mogul, il Mausoleo di Humayun, costruita anch'essa utilizzando arenaria e marmo (con intarsi fatti a mano dai maestri scalpellini) nel 1565 dalla vedova dell'imperatore Humayun. Proseguendo, abbiamo visitato la cosiddetta Jami Masjid, la principale e più importante moschea del paese, costruita nel 1656 in arenaria rossa intarsiata di marmi e ottone. In cima ai suoi gradoni, ci siamo tolti le scarpe e abbiamo potuto godere la magnifica vista del "Red Fort" (forte Rosso) che è chiuso al pubblico. L'ultima visita, l'abbiamo dedicata al mausoleo dedicato al mahatna Ghandi, le cui ceneri, come tutte le ceneri dei morti indiani, sono state sparse nel fiume sacro Gange. Infine, prima di lasciare la città diretti a Jaipur, la nostra prossima meta, l'autista, in accordo con la guida, ci ha portati a vedere il Palazzo del Presidente, il Parlamento e "Fiore di Loto" (luogo di culto bellissimo).

La città è, in grossa sintesi, racchiusa in queste poche parole: 20.000.000 di abitanti, una delle città più affollate, più frenetiche e più inquinate del mondo, città cosmopolita fin che si vuole, ma con pesanti contraddizioni: zone residenziali che nulla hanno da invidiare alle migliori città occidentali, che confinano con moltissime zone d'ombra dove la povertà è ben radicata e rappresentata dagli slum, insediamenti di baracche fatiscenti e malsane. E' indescrivibile l'impressione che ci si fa nell'osservare ciò che si vede. Ognuno, dovrebbe venire qui di persona per rendersi conto della fatica quotidiana del vivere per sopravvivere. Una giovane studentessa italiana, incontrata nel ristorante dell'albergo di cui eravamo ospiti ad Agra, che si trovava a Dehli da poco più di un mese, ci ha riferito che è una città in cui è difficile vivere, che ci sono voluti ben 15 giorni per ambientarsi e ancora adesso incontrava delle oggettive difficoltà proprio in ragione di quei tangibili contrasti di cui accennavo sopra.

Da qui in avanti, riporto esattamente la descrizione originale di quello che ho fotografato con i miei occhi, trascritta in tempo reale sul mio BlackBerry, intervenendo sul testo per le sole correzioni grammaticali. Ciò per non togliere l'esatta sensazione provata nel momento stesso in cui essa è nata.

Il giorno 03.02.2012, siamo a Jaipur, città di 3.000.000 di abitanti. Abbiamo visitato, assieme ad una guida simpatica che parla bene l'italiano, il Palazzo Amber, residenza dei marana e della dinastia Mogul, l'Osservatorio Astronomico e il Palazzo Reale, tutto molto interessante. Ma ciò che ci ha particolarmente eccitati è stata, oltre alla salita al Palazzo Amber in groppa agli elefanti, la passeggiata nel centro della città. Abbiamo rischiato di essere investiti ad ogni attraversamento pedonale! Esprimere a parole ciò che osservi, la vita caotica, le vacche e i cani randagi in libertà, la polvere, la sporcizia e i negozi dove si vende di tutto e dove la merce è esposta alla rinfusa, senza un ordine preciso e dove ci sono decine di venditori ambulanti che ti assalgono in modo asfissiante per venderti i loro prodotti, impedendoti letteralmente di godere della passeggiata.
La consapevolezza di trovare, alla sera, un'oasi di tranquillità quale è l'albergo, ci consente di reggere e di sopportare la cruda realtà che incontriamo con le persone che, sia ben chiaro, si comportano in quella maniera per noi così esasperante, per la mera sopravvivenza. Per la cena, siamo stati ospitati nella bella casa del nostro egregio Tour Operator India Karni. Abbiamo così conosciuto lui e la sua graziosa famiglia al completo, con genitori, moglie e figli. E' stata una cena conviviale, simpatica, dove abbiamo potuto gustare le specialità locali. Al termine della cena, ci ha omaggiato di una tovaglia indiana colorata che abbiamo apprezzato come un segno di benvenuto e di buon auspicio per il nostro viaggio.

Il giorno 04.02.2012, siamo a Bikaner, città di ca. 530.000 abitanti. Il viaggio da Jaipur è stato abbastanza tranquillo su strade, tutto sommato, percorribili: rette con poche curve, site all'interno del deserto del Thar. Traffico ragionevolmente scorrevole per coprire una distanza di 350 km. Abbiamo incontrato le solite vacche in libertà, capre e carovane di cammelli. Abbiamo anche visto un branco di gazzelle. In città, la prima visita l'abbiamo dedicata al Palazzo del Forte Junagarh, fortificazione che è stata a suo tempo la residenza del marahna, le cui pareti ed i cui soffitti, essendo stati dipinti utilizzando colori naturali, matengono tutto il loro splendore. La visita che abbiamo fatto subito dopo quella del forte, è l'esperienza più incredibile che ci sia mai capitato di vivere e che - credo di poter parlare anche a nome dei mie compagni - ci capiterà in futuro di fare. Il Tempio del Topo, è una struttura che presenta un ampio cortile, il quale è da considerarsi l'anticamera del tempio vero e proprio. Per accedervi, bisogna togliersi le scarpe perché il tempio è considerato luogo sacro. Il topo, infatti, fa parte di quei 333.000.000 di divinità che la religione induista venera. Come entri, migliaia di topi di tutte le grandezze sono liberi di scorrere dentro la struttura a loro piacimento in assoluta libertà, passandoti sui piedi, se non addirittura sulla testa. Lascio alla immaginazione di ognuno ogni commento! La cosa che mi ha letteralmente stupefatto e sconvolto, è il fatto che i fedeli mangiassero il cibo dalla mangiatoia assieme ai topi stessi!

Il giorni 05.02.2012, di buona mattina, siamo ripartiti per Jaisalmer, cittadina di soli "80.000" abitanti, situata nel deserto del Thar. Paesaggio spettacolare. Lungo il percorso, abbiamo incontrato un fitto banco di nebbia che ha costretto il nostro autista anche a fermarsi. Terre desertiche, ma, comunque, abitate e coltivate a secco, quindi, produzione di arachidi, olio di ricino, soia e prodotti simili. Le solite vacche e capre a vitalizzare l'ambiente, oltre, ovviamente, ad insediamenti umani con baracche di ristoro (?) soprattutto per camionisti e automobilisti di passaggio. La visita ad una piccola fattoria, situata alcuni chilometri all'interno rispetto alla strada che stavamo percorrendo - desiderata e voluta fortemente dal nostro amico Paolo, nominato dalla compagnia fotografo ufficiale - ci ha portato dentro "quel mondo" che se non può essere definito primitivo è senz'altro di un'epoca villica ormai molto lontana nel tempo per noi occidentali. Il capo famiglia era intento a fabbricare con la canapa la rete del letto, mentre una donna anziana stava cocendo il pane, con le altre donne vestite con il sari e un gruppetto di bambini timidi, ma sorridenti, a far da cornice. E' stato un momento emozionante per tutti, di grande umanità, dove, senza pronunciare alcuna parola, due mondi opposti, per usi e costumi, si sono ritrovati uguali, nella medesima veste di umana socializzazione e di solidale atto di vera amicizia. Il loro sorriso aperto e la loro pacata serenità ci hanno rinfrancato lo spirito.
Più avanti, ci siamo fermati a visitare un laghetto, dove, a detta di Dhara, si abbeverano diverse specie di uccelli. O siamo stati sfortunati, o l'ora era quella sbagliata, o la stagione non era quella giusta. Fatto sta che non abbiamo visto, ad eccezione delle solite anatre, alcun volatile interessante. L'autista, ci ha, tuttavia, fatto osservare che in cielo si stava librando uno stormo di uccelli che sarebbero scesi ad abbeverarsi nel giro di un'ora. Attesa per noi troppo lunga. L'aspetto curioso da annotare, è la presenza in loco di una decina di ragazzini che volevano farsi fotografare in cambio di un regalo in soldi o in oggettini tipo penne o altro che qualcuno di noi aveva acquistato in precedenza dai venditori ambulanti. Situazione ormai diventata usuale. Li abbiamo fatti felici, donando loro penne e piccoli specchietti.
Lungo il percorso, ci siamo nuovamente fermati per far visita ad un tempio sacro per induisti e mussulmani, suddiviso imparzialmente per consentire il rispettivo culto. Lo spettacolo a cui abbiamo assistito è di quelli da rimanere sbalorditi e, allo stesso tempo, affascinati. Centinaia di persone in un'unica fila "indiana" che avanzavano in modo, tutto sommato, ordinato allo scopo di affacciarsi ad un'apertura, ai lati della quale vi erano seduti due sacerdoti, uno per parte, che gettavano addosso ai fedeli dei petali di un fiore giallo. Al di là dell'apertura, dietro i due sacerdoti, c'era la statua rispettivamente di Shiva per gli induisti e di Maometto per i mussulmani. Noi, avvalendoci dell'aiuto del nostro autista, abbiamo evitato la ressa e ci siamo intrufolati alla bene e meglio all'inizio della fila e, al pari dei veri fedeli, siamo arrivati alle rispettive aperture, scattando velocemente le fotografie di rito.
Giunti al nostro ottimo albergo, Aldo e il sottoscritto, abbiamo prenotato un massaggio completo di 45 minuti. Le mani della cinesina che mi hanno massaggiato il corpo, testa compresa, mi hanno rigenerato e rilassato. Un po' diverso per Aldo che è stato massaggiato da un bestione locale in modo, a suo dire, eccessivamente violento. Alla sera, siamo andati a mangiare in un ristorantino locale su segnalazione di Dhara, ma il cibo ha lasciato a desiderare e siamo rientrati in albergo non molto soddisfatti, anche perché a pranzo avevamo mangiato banane e biscotti!

All'alba del 06.02.2012, abbiamo incontrato la nostra nuova guida di nome Pracas, soprannominato "Luce", un bramino (prima casta) che parla in modo ricercato l'italiano (spesso, dopo aver pronunciato una parola, ci chiede se essa è stata espressa in modo corretto), il quale ci ha portato a visitare il Forte di Jansamel, residenza un tempo dei re e dei marana che si sono succeduti dal 1200 al 1750, di stirpe araba e mogul. Oggi, il forte è abitato da "bramini" (anche la nostra guida abita nel forte), "guerrieri", entrambe caste induiste, da gente locale e dallo stesso attuale marana e famiglia reale. Molti dei meravigliosi palazzi rifiniti con arenaria lavorata a mano, sono stai trasformati in alberghi di lusso (una cinquantina), molti dei quali di proprietà del marana stesso.
La visita più significativa, l'abbiamo fatta ad un tempio induista, assistendo a piedi nudi, come l'usanza obbliga, alla celebrazione della "messa". E' stata un'esperienza emozionante, accompagnata da un canto solenne eseguito da tutti i partecipanti al rito. Il momento clou, è stato il loro saluto di pace, rappresentato da un giro a tutto tondo con le mani aperte con l'intenzione platonica di avvolgere tutta la comunità dei presenti in un unico abbraccio.
Usciti dal Forte, la guida ci ha condotto a visitare la città vecchia per formarci l'idea degli usi e costumi locali. Un lezzo maleodorante ci ha accompagnato per tutto il tragitto a causa delle fogne "a cielo aperto". Abbiamo, comunque, potuto ammirare le abitazioni rifinite in arenaria lavorata a mano da maestri scalpellini. Un lavoro di cesello affascinante! Fogne a parte, le case, in questa città, non sono fatiscenti e la vita scorre dignitosa. Ci sono i mendicanti e la casta degli "intoccabili" formata, questi ultimi, da persone che non svolgono alcuna attività lavorativa di rilievo se non lavori di mera pulizia, ma, al di là di qualche fastidiosa insistenza per invogliarti ad acquistare la loro mercanzia di scarso valore, la loro presenza è tollerata e rappresenta una realtà ben radicata in tutta l'India.
Al pomeriggio, lasciata la nostra guida, siamo andati nel deserto del Thar a fare un'escursione sulle dune in groppa ai cammelli per assistere al tramonto. E' stata un'altra esperienza dura per certi versi (il cammello ha un passo dondolante che ti induce a mantenere la massima attenzione se non vuoi cadere), ma anch'essa unica nel suo genere e di per sé stessa emozionante.

Il giorno 07.02.2012, di buona mattina, siamo partiti per Jodhpur, la nostra prossima meta: un grosso centro di 850.000 abitanti situato a 300 km da Jansamel. Appena lasciato il nostro albergo, abbiamo subito incontrato molti disoccupati, fermi a punti di incontro convenzionali, in attesa di ottenere un lavoro "a giornata". Il problema per moltissimi indiani è riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena e quella appena descritta è "la normalità" presente in tutti i centri del Rajasthan, piccoli o grandi che siano.
Il tragitto che affrontiamo, si snoda attraverso il deserto del Thar ed è uno spettacolo unico che si para davanti ai nostri occhi: vegetazione e sabbia, vacche, cammelli, antilopi e gazzelle. Ci sono insediamenti militari (casta dei "guerrieri"), fattorie sparse in grado di sopravvivere in condizioni difficili. Piccoli villaggi, dove la reciproca solidarietà consente un tenore di vita essenziale e povero, ma , al tempo stesso, dignitoso. Sembra incredibile, ma in qualunque momento e posto decidiamo di fermarci lungo il percorso solo per fare delle fotografie, come per incanto sbucano dai cespugli, disseminati nel deserto, ragazzini sporchi e sorridenti, seguiti, a breve distanza di tempo, dagli adulti che ti salutano sempre sorridendo, così che sorge spontaneo dare a loro qualche rupia in segno di umana solidarietà. Campi coltivati a grano e soia si alternano lungo il percorso, addolcendo in parte l'aspra ambientazione desertica. Le solite vacche, assieme alla folta schiera delle capre e delle pecore, con i cammelli lasciati allo stato brado, completano la cornice suggestiva di questa parte dell'India.
Giunti a Jodhpur dopo le solite 6 ore di viaggio, ci siamo subito diretti a visitare il Mausoleo dedicato ai marana che hanno ivi regnato dal 1550 ca. al 1750, dove loro sono sepolti assieme ai famigliari. Una magnifica costruzione in arenaria bianca circondata da aiuole ben tenute, situata vicino ad un laghetto frequentato da uccelli acquatici, tipo anatre, aironi, ecc. Prima di entrare, abbiamo dovuto toglierci le scarpe, trattandosi anch'esso di luogo sacro. Terminata la visita, ci siamo diretti a Fort Mehranahr, residenza dei marana, dove abbiamo visto più o meno le stesse stanze, arazzo in più arma in meno, degli altri palazzi visitati in precedenza. Nella parte più elevata del forte, abbiamo potuto ammirare il panorama della città, soprannominata, essa, "città blu" per i caratteristici tetti dipinti per l'appunto di blu. L'ultima annotazione di giornata, la rivolgo all'albergo che ci ha ospitato, struttura davvero imponente sia dal punto di vista architettonico, sia per la qualità di servizio, dove la curiosità più significativa è il residence del marana, il quale a tutt'oggi vi abita con la propria famiglia. Aldo e il sottoscritto, abbiamo prenotato un altro massaggio completo, eseguito su entrambi dalle mani delicate di due bellezze locali! Una goduria, ma ne è valsa la pena, costataci (hainoi!)1.000 rupie solo di mancia!

Oggi, 08.02.2012, siamo partiti, di buon'ora, per Udajpur, città di 1.000.000 di abitanti. Ci aspettano altri 300 km di stucchevole, ma sempre dura, avventura, con la presenza continua di vacche, capre, pecore, cammelli, camion di ogni dimensione e tipo, automobili, motociclette, carri trainati da cammelli, biciclette che compaiono da tutte le direzioni, attraversando spesso e volentieri la strada, senza alcun avviso apparente.
Terminato il deserto del Thar, la strada è costeggiata da campi verdissimi coltivati a grano e a soia e s'intravedono, piegate nel loro duro lavoro, le donne contadine aggraziate dai colori sgargianti dei loro sari. A differenza delle strade sin qui frequentate, non s'incontrano i soliti animali lungo il tragitto e ciò è al quanto strano. Probabilmente, vi è un sistema più ordinato, dove il bestiame è tenuto in recinti all'interno delle varie fattorie. Si incontrano, invece, moltissimi camion che trasportano di tutto, tanto da presupporre la presenza, oltre che dell'agricoltura di cui ho appena fatto cenno, di svariate attività sia commerciali che industriali.
Un argomento a parte, merita l'acqua, elemento che non è visivamente presente (niente fiumi sin qui e pochissimi laghetti artificiali, ma la cui presenza, attraverso pozzi, è dimostrata dal verde acceso dei campi coltivati e dalle molte piante che crescono rigogliose. Anche in questa zona, nei paesetti che incontriamo, le attività artigianali e commerciali sono frenetiche, in contrapposizione apparente all'idea di una povertà che, in realtà, è intuibile, vedendo che la maggior parte delle persone bighellonano senza far niente, quando non sono seduti o sdraiati su sedie o per terra nella loro strana posizione (seduti sulle proprie gambe). C'è da aggiungere, per amor di verità, che qui vi è abbastanza ordine e, quindi, maggiore pulizia rispetto alle altre zone sin qui visitate. A proposito dell'acqua, essa viene pompata ad una profondità che va da 50 a 150 metri (nel deserto del Thar, si arriva ad una profondità di 500 metri!). Un'altra annotazione da evidenziare è che da queste parti, s'incontrano diverse mandrie di bufali, queste però custodite.
Tra qualche chilometro - ci ha puntualmente informato Dhara - affronteremo un tratto di strada in salita per andare a visitare un tempio giainista, una setta che si nutre soltanto di alcuni vegetali e di frutta. Le montagne che scorgiamo in lontananza, le uniche sin qui viste, se si escludono dei picchi di roccia isolati, raggiungono anche quote di 2000 metri d'altezza! Appena iniziata la salita, c'imbattiamo in un gruppo di donne nei loro sari così variopinti da formare una specie di arcobaleno itinerante, intente a trasportare sulla testa fasce di legname.
Il tempio che ci accingiamo a visitare, è stato fatto costruire completamente di marmo lavorato a mano, da un ricco mercante nell'anno 1439. Consta di diversi tempietti raffiguranti le diverse divinità adorate dai giainisti ed è sorretto da ben 1444 colonne. L'annotazione di colore è che un uomo, dichiaratosi bramino, mi si è avvicinato e in un italiano stentato mi ha fatto capire che per 100 rupie avrebbe pregato, me presente, per la mia famiglia davanti ad uno di questi tempietti. Ho accettato più per pura curiosità che per un atto di fede verso una divinità che non mi dice nulla.
Lungo la strada, ci siamo fermati, prima in un ristorante per un pranzo veramente frugale (ossa di pollo intinte in una specie di brodaglia con un po' di riso!), poi in un poverissimo villaggio, dove abbiamo distribuito, con l'approvazione di un capo locale, biscotti e altri oggettini praticamente a tutti i ragazzini del villaggio (una ventina). La gioia che abbiamo colto dai loro visi sorridenti e letto nei loro occhi è stata pari alla nostra commozione. Rimessici in viaggio non senza un certo "magone", ci siamo avviati verso la nostra successiva meta, vale a dire Fort Kumbhalgarh, una fortezza militare prettamente di difesa, circondata da alte mura del tipo "Muraglia Cinese", edificata negli anni dal 1443 al 1458. L'abbiamo visitata, salendo fino alla parte più alta, dove abbiamo potuto godere di un panorama mozzafiato. Al termine della visita, ci siamo rimessi in viaggio, affrontando una strada collinare impervia, ma, nel suo genere, affascinante. Attraversiamo villaggi "mediovali" (analogia suggerita da Antonietta), campi verdi di grano e di soia, ben coltivati, due laghetti (ci troviamo in una zona montagnosa "ricca" d'acqua), le solite vacche, bufali, qualche scimmia e, appunto, diversi corsi d'acqua.
Siamo arrivati ad Udaipur alle ore 18,00. La prima sensazione, è molto positiva. Il nostro bellissimo albergo è situato in collina. Da lì, si domina, da una parte il panorama della città, dall'altra il lago, un bacino d'acqua molto suggestivo.
La prima visita che facciamo, con guida al seguito, è al tempio di Visnù (1652). La seconda visita è al Palazzo del Re (Marana).
La città, ha 4 porte e una popolazione di 500.000 abitanti. Ci sono tre laghi artificiali, il più importante dei quali è quello di cui ho già fatto cenno, che si trova nel centro della città.
Il palazzo, ricco di mosaici e dipinti in miniatura (Udeipur è famosa per le sue miniature dipinte con colori naturali!), che ci accingiamo a visitare, è stato edificato nel 1559 dal marana Sahn. In esso, hanno abitato 22 re in circa 200 anni di dominio mogul (fino al 1723). Interessante e curiosa, è la vasca in marmo, utilizzata per le offerte in monete d'argento durante l'incoronazione del re, il 60% del cui valore viene erogato ai poveri. Altra curiosità, è la stanza tutta d'avorio dove dorme il re durante l'inverno. Molto interessante è pure la stanza cosiddetta delle "miniature", dove si è suicidata una bellissima principessa perché contesa dai principi delle regioni vicine: lei, per non far torto a qualcuno di loro si è, appunto, tolta la vita (Mah!). Dalle sue ampie terrazze, si può ammirare un panorama stupefacente, potendo così godere di uno dei posti più affascinanti dell'India (a detta della nostra guida). Altra nota curiosa, è la bilancia dove i re si pesavano, l'equivalente del cui peso veniva erogato in oro ai poveri della città, che erano talmente tanti da rendere l'offerta del re, ancorchè generosa, insignificante.
Terminata la visita al Palazzo Reale, abbiamo deciso di imbarcarsi su una barca privata per un'escursione sul lago adiacente il palazzo stesso, sulla cui superficie sono state realizzate delle isole artificiali, in ognuna delle quali è stato edificato un grande e lussuoso albergo da "mille e una notte (da 600 in su di dollari americani per notte!), tutti di proprietà del marana attuale. L'ambiente è, a dir poco, affascinante. Come nota curiosa per noi occidentali, abbiamo osservato delle donne e degli uomini lavarsi nel lago in posti diversi e separati tra loro (come un tempo succedeva nelle nostre chiese, dove le donne e gli uomini si inginocchiavano in banchi separati), rientrando tale caratteristica nel costume religioso indiano. In una di questa isole, abbiamo visitato il "Tempio del mondo", dove mussulmani e induisti pregano assieme, riconfermano la civilissima convivenza tra una variegata pluralità di religioni professate sul suolo indiano. All'interno del Tempio, si possono apprezzare le solite meravigliose pitture con colori naturali ed una miniatura del favoloso Tai Mahal che visiteremo ad Agra. Il grande parco dell'isola, è l'ideale cornice paesaggistica che rende l'ambientazione circostante particolarmente suggestiva. In stretta correlazione, le aiuole e le grandi piante dei Giardini Donna Reale (dedicati alla moglie del marana) che, al termine del giro in barca, andiamo a visitare, sono un'altra caratteristica del posto, assieme alle fontane che si trovano all'interno delle aiuole. Una nota a parte, merita la grande fontana circondata, per l'intero suo perimetro, da un gioco di spruzzi d'acqua ("Pioggia senza nuvole", è il suo nome). Fiori buganville e piante di mango, circondano la fontana. Inoltrandoci nel giardino, incontriamo un'altra fontana immersa in un folto verde formato da grandi piante, praticamente una foresta. Più avanti, ci s'imbatte nella fontana più grande e suggestiva, con enormi foglie verdi immerse nella stessa e con spruzzi d'acqua per l'intero perimetro. Proseguendo, si incontrano viali fioriti che s'intersecano tra loro, formando un'unica, maestosa entità verde.
Al termine della visita, siamo ritornati al nostro confortevole albergo per un corroborante riposo.
Il 09.02.2012, la giornata è stupenda e siamo tutti allegri e vogliosi di continuare il nostro viaggio con lo spirito dei "pionieri" e con la curiosità che ci ha sin qui animato! Non mancheranno di certo le sorprese! La prossima meta è Pushkar, città del turismo "yippies".
La strada è ben assestata e il traffico è scorrevole. In questa zona del Rajasthan, c'è tanto verde, quindi molte piante, grandi cespugli e i soliti campi coltivati a grano e a soia. Si possono intravedere nel verde lussureggiante, diverse fattorie, confermando che l'agricoltura è la fonte primaria di sostentamento di questa regione (il 70%), mentre il rimanente 30% è spartito tra il turismo ed attività ad esso connesse. Come nota di colore e di costume, annoto che lungo la strada abbiamo incontrato un santone giainista, accompagnato da due discepoli completamente nudi. La loro religione, il giainismo appunto, ha come una delle sue principali caratteristiche la nudità, che la legge consente nel rispetto della libertà di fede in uno stato, l'India, dove - ribadisco - la pluralità delle religioni in esso praticate, convivono assieme senza particolari problemi.
Di tanto in tanto, incontriamo grossi villaggi, con la solita folta presenza di persone indaffarate nelle molteplici piccole attività, intente a lavorare o semplicemente sedute "sulle proprie gambe", posizione gradita agli indiani che la usano fin da piccolissimi, a chiacchierare in piccoli gruppi. Un'annotazione che merita di essere citata, è la moltitudine di camion di tutte le dimensioni carichi di merce, o in attesa di essere riparati (l'età media dei camion è, con approssimazione inferiore rispetto alla realtà, di 20 anni!), fermi un po' dappertutto, creando disagi notevoli alla circolazione già caotica di per sé stessa. Come nota di contorno, c'è da aggiungere che i lavori di riparazione si svolgono all'aperto, nelle immediate adiacenze delle piccole officine meccaniche, a fianco delle quali spesso si trovano negozietti o banchi di frutta o cucine all'aperto che offrono cibi caldi di "prelibatezze" (da evitare) locali. Ma qui, nessuno fa caso all'incongruità e incompatibilità delle attività commerciali e di ristorazione (che si svolgono tutte all'aperto!) con quelle di riparazione, atteso che nel Rajasthan, a parte qualche rara eccezione, la pulizia è un optional che nessuno sembra volere. Altra curiosità ambientale, è l'aver incontrato il primo vero fiume da quando abbiamo intrapreso il nostro viaggio. C'è da segnalare che in questa regione non piove mai, fatta eccezione nel periodo dei monsoni (settembre, ottobre, novembre) e, comunque, non sempre, dato che l'effetto pioggia che li accompagna si esaurisce prima di raggiungere il Rajasthan.
Ad un certo punto del percorso, l'autista si è fermato per farci visitare un altro forte, la più estesa fortificazione del Rajasthan, risalente all'800. Al suo interno, si trovano delle costruzioni suggestive, formate da piccoli templi dedicati alle variegate divinità induiste e buddiste.
Lasciato il forte, ci troviamo in un tratto di autostrada particolarmente pericoloso per la condotta irresponsabile di molti autisti, sia che viaggino su camion, sia su automobili che motociclette. Il traffico si è fatto intenso e le diverse velocità dei mezzi complica non poco la fluidità della viabilità, complici anche dei sorpassi azzardatissimi, eseguiti indifferentemente sia a destra che a sinistra, quando non si incontrano, all'improvviso, veicoli che giungono addirittura contromano. In conseguenza a tutto ciò, il rischio di collisione è molto elevato. Siamo tutti molto preoccupati e non vediamo l'ora, "Inshallah" (a Dio piacendo, come dice, da queste parti, la parte mussulmana) di giungere a Pushkar. L'unico aspetto positivo risiede nell'abilità del nostro autista a districarsi in mezzo a questa anarchia stradale, mantenendo egli una calma e una serenità che riesce, tutto sommato, a trasmetterci.
Pushkar, dove giungiamo verso sera, è un piccolo centro di "soli" 20.000 abitanti, ricco di templi, con un'esclusiva importante data dal tempio dedicato a "Brahma", il Dio creatore, l'unico tempio a lui dedicato in tutta l'India! Il nostro albergo, ancorché dignitosissimo, è, sotto l'aspetto della qualità, qualche gradino più sotto rispetto a quelli che ci hanno ospitato in precedenza. Dopo aver espletato le solite formalità e depositato i bagagli nelle nostre stanze, abbiamo visitato, assieme alla nostra guida inglese, il Tempio di Brahma, dove ci è stato consegnato ad ognuno il fiore rosa benedetto, simbolo della divinità più importante della religione induista ed il lago sacro, per accedere al quale ci sono ben 52 porte. La storia racconta che il lago è sorto dopo una caduta di fiori di loto e in esso i fedeli possono lavarsi senza, però, usare saponi e simili. Oltre al tempio di Brama, sono stati eretti altri 55 tempi dedicati ad altrettante divinità. Due sono le note di colore che meritano di essere citate. In quanto alla prima, è che questa cittadina è nota per i molteplici matrimoni che si celebrano: i novelli sposi vengono da tutte le parti dell'India! In quanto alla seconda, è che essa è una città "hyppies", dove si possono incontrare - e a noi è capitato - persone occidentali, giovani e meno giovani, "fatte" di qualche sostanza stupefacente e vestite con abiti in sintonia con gli usi e costumi locali. Una specie di Katmandu in miniatura.
Il giorno 10.02.2012, di buona mattina, lasciamo Pushkar diretti ad Agra, l'ultima meta del nostro viaggio. Fuori Pushkar, appena superata la collinetta delle scimmie, molte delle quali appostate lungo i tornati a seguire imperterrite il traffico, incontriamo la città di Aimar, 1.800.000 abitanti, avvolta da una densa nebbia illuminata dal sole. Un'altra giornata difficile sta per iniziare per moltissimi indiani e assistiamo al fermento tipico di queste città, con la gente riversata sulle strade in attesa di ottenere un lavoro almeno temporaneo e con gli studenti "benestanti" che, a gruppi e nelle loro divise dai colori previsti dalla scuola di appartenenza, si accingono ad andare alle scuole private (quelle pubbliche iniziano più tardi, alle ore 10.30).
Lasciata Aimar, ci immettiamo su un'ampia strada dove il traffico è scarso a quest'ora del mattino, ma che sta aumentando via via che la percorriamo. Più aumenta il traffico e più l'anarchia stradale si manifesta, nel senso che ognuno si sente il padrone della strada e fa quello che vuole. In pratica, si sta puntualmente ripetendo quello cui abbiamo assistito tutti i giorni: sorpassi a destra o a sinistra a seconda della convenienza del momento e il rischio incidente è perennemente in agguato. Ad aggravare la situazione, c'è da rimarcare che molti tratti stradali sono in rifacimento, aggiungendo caos al caos. In uno di questi, siamo entrati, nostro malgrado, nell'ingorgo più terribile e pazzesco che ci fosse mai capitato di vedere nella vita, che abbiamo vissuto con apprensione, ma, al tempo stesso, con rassegnata ironia. Eravamo in mezzo a camion di ogni tipo e portata, trattori, automobili, motociclette, biciclette, uomini e donne a piedi, in un tourbillon di movimenti convulsi, ognuno dei quali, sempre in assoluta anarchia stradale, cercava di uscirne alla bella e meglio. Ad un certo punto, il nostro autista ha deciso di prendere, contromano, la strada opposta e, con abilità e fortuna, siamo usciti dall'ingorgo. Nell'avvicinarci a Jaipur, città, peraltro già visitata, abbiamo potuto ammirare nuovamente, ma è una costante nel Rajasthan, le donne contadine nei loro sari sgargianti lavorare la terra coltivata a grano e a soia principalmente, ma anche a ortaggi, tipo broccoli, cappucci, rapanelli, ecc. Entrati in città, vedi le strade piene di tutto, veicoli, uomini, donne, bambini, animali, in una promiscuità che ti colpisce nell'animo, che ti affascina, ti emoziona e che ti trovi inconsciamente ad accettare, perché il tutto fa parte incondizionatamente di questo modo di vivere. Capisci che non può essere altrimenti! Arrivi anche a capire che la sporcizia e la polvere, che si trovano dappertutto, facciano parte dell'insieme e non ti indigni per tale cruda realtà, ne prendi atto e basta, perché sai che per la maggior parte degli indiani il vero problema è la sopravvivenza. A tal proposito, può sembrare paradossale vedere delle signore pulire dalla polvere, con uno scopino, la terra intorno alla loro misera tenda o capanna o coperta atta all'esposizione della loro scarna mercanzia, sollevando più polvere di quella che riescono a pulire! Invece, non è affatto paradossale, ma piuttosto altamente commovente, se si capisce che tale azione è l'espressione di una dignità umana che non demorde nemmeno di fronte all'evidenza di un atto di per sé assurdo ed inutile.
Usciti da Jaipur, percorriamo un tratto di strada relativamente tranquillo. Superato un grosso villaggio, abbiamo visto per diversi chilometri, lungo i bordi di entrambe le carreggiate, aziende del settore estrattivo con un'esposizione di manufatti in marmo di ogni tipo e dimensione, raffiguranti animali ed addobbi per case e con la presenza, in loco, di diverse cave di marmo da cui esse si riforniscono, dove i manovali estraggono il marmo, mentre i maestri scalpellini lo lavorano alacremente nei laboratori a cielo aperto delle aziende antistanti l'autostrada.
A ca. 40 km da Agra, abbiamo deviato dal nostro percorso per visitare una città fortezza fatta edificare da un re mogul nel 1500 per onorare la nascita del figlio avvenuta in circostanze "miracolose", atteso che la moglie non poteva avere figli. Il fatto che fosse riuscita, in quel luogo, a dargli un figlio maschio tanto desiderato, considerò l'evento scaramantico, al punto da ritenere il luogo di nascita fortunato e ben augurante e, quindi, ideale per erigere una città. L'ampia superficie piana situata su una collina, ha favorito l'insediamento urbano che, come si è potuto evincere dalle grandi strutture ben conservate, ha garantito ai residenti un'ottima qualità di vita! Sennonché, molti anni dopo, gli abitanti sono stati costretti ad abbandonare la città per ragioni idriche: i pozzi si erano prosciugati.
La periferia di Agra, cui siamo giunti all'imbrunire, è l'esatta fotocopia della periferia delle altre città visitate, con il solito traffico caotico che sembra una scorribanda di pazzoidi appena scappati dal manicomio.
Il nostro albergo è, come quelli che l'hanno preceduto, di classe superiore e, di conseguenza, molto confortevole. E' giusto, a tal riguardo evidenziare che il nostro Tour Operator India Karni, ci ha fatto riservare i migliori alberghi in tutte le città dove abbiamo fatto tappa e tale aspetto è una nota di merito che dobbiamo riconoscergli senza alcuna remora o critica che dir si voglia.
La mattina dell'11.02.2012, sveglia alle sei. La tappa è il fantastico Mausoleo Taj Mahal, uno dei palazzi più importanti dell'India, eretto in marmo bianco nel 1631 e terminato nel 1653 dall' imperatore Shah Jahan in onore dell'amatissima moglie Muntaz (l'eletta del palazzo). La costruzione è stata realizzata con la collaborazione di architetti provenienti dalla Persia e sono state utilizzate per le decorazioni pietre preziose (zaffiri, rubini, smeraldi, provenienti soprattutto dall'interno dell'India, ma anche dal Sudafrica). Oltrepassato il principale ingresso del complesso, si trova molto ordine e armonia. Proseguendo, si entra nei quattro giardini, divisi simmetricamente da canali pieni d'acqua, e ci s'immette, come per incanto, in un'oasi di serenità e di pace. Questo incredibile monumento funerario è il simbolo del paradiso che attende i fedeli, ma è anche il simbolo della potenza dell'Islam, voluto dall'imperatore per sancire la supremazia della dinastia dei potentissimi re mogul. A fianco del palazzo, si ammira la grande moschea in arenaria rossa e marmo con i magnifici intarsi e con le stupefacenti decorazioni in fiori. Per me, ma credo anche per i miei compagni di viaggio, è il complesso più imponente e suggestivo visto sino ad ora.
Al termine della visita, dopo essere rientrati in albergo e fatto un'abbondante colazione, siamo andati a visitare il Forte di Agra, eretto in arenaria rossa e marmo nel 1665, terminato di costruire dopo 95 anni dal re mogul Akbar in onore, anch'esso, della moglie di religione (lui islamico) induista. La fortificazione è imponente e si estende su una vasta superficie. E' stata costruita, osservando tutti i migliori criteri non solo difensivi, ma anche confortevoli per la famiglia reale e per le persone che vi abitavano, prevedendo stanze estive ed invernali, con raffreddamento per le prime e riscaldamento per le seconde, naturale. Insomma, un vero e proprio condizionatore dell'aria centralizzato! All'interno, avevano pure previsto delle vasche di contenimento dell'acqua, utilizzate per la pulizia personale e quella delle stanze. L'acqua da bere, si raccoglieva a 70 metri di profondità. Giardini con aiuole fiorite e fontane di varia forma e dimensione completano in modo suggestivo questa vasta fortificazione. Curiosa la sala delle udienze ubicata all'aperto, con il palco centrale eretto sotto un grande colonnato, dal quale il re emetteva le sue sentenze di vita o di morte e teneva i suoi discorsi. Sia il Tai Mahal, sia il Forte di Agra (ad occhio nudo, dall'uno si vede l'altro e viceversa) sono stati eretti nelle adiacenze del fiume Yamuna.
Lasciamo Agra alle ore 11.30, diretti a Dehli, dove arriveremo, se Dio vorrà, tra ca. 6 ore.
Il paesaggio che incontriamo, non si discosta da quello visto nel Rajasthan (qui siamo nello stato di Dehli). I soliti villaggi e il solito caotico traffico, ma grazie al nostro autista Dhara siamo giunti sani e salvi al nostro ultimo albergo di Dehli, anch'esso confortevole ed accogliente. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo per farci la doccia e per riposarci un po', prima di scendere per la nostra ultima cena in India.

La mattina del 13.02.2012, ci siamo diretti all'aeroporto di Dehli, ognuno immerso nei propri pensieri, ma tutti con la consapevolezza di aver vissuto - per dodici giorni - un'esperienza di vita cruda e angosciante per certi aspetti, terribilmente reale nella sua rappresentazione quotidiana, ma anche tenera e commovente, laddove la povertà, manifestamente presente dappertutto, si è mostrata in mille sfaccettature umane e in tante di queste abbiamo colto, con toccante emozione, un'illuminante dignità umana.
Il fascino dei palazzi, dei forti, dei templi, dei paesaggi, resterà vivo dentro di noi al pari dell'emozionante salita fatta in groppa agli elefanti e al viaggio nel deserto in groppa ai cammelli.
Le facce dei bambini, i loro occhi sempre sorridenti, pur nella loro umile condizione umana, saranno sempre lì a farci riflettere sui nostri egoismi e sui nostri patetici eccessi consumistici.
Del traffico caotico ed angosciante, ci ricorderemo tutte le volte che saliremo in macchina e il ricordo non potrà non correre al nostro meraviglioso autista Dhara, il quale, con la sua cordialità e serenità ci ha portato attraverso il Rajasthan in assoluta sicurezza attraverso una guida prudente e sicura.
L'ultima considerazione di rilievo spetta al Tour Operator India Karni che ci ha organizzato un viaggio impeccabile sotto tutti i punti di vista. A lui vanno le nostre sentite congratulazioni per l'onestà professionale dimostrataci nell'averci offerto, al prezzo convenuto, un pacchetto turistico qualitativamente elevato.

Trento, 14 febbraio 2012

- Claudio Zuccatti -

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